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Haus des Lehrers

Marina
Berlin, am 19. Juni 2013

Ho rivisto qualche giorno fa Goodbye Lenin, il film di Wolfgang Becker ambientato a Berlino, che probabilmente tutti conoscete.

Era un po’che volevo rivederlo, dato che adesso abito a Berlino e  immaginavo avrei riconosciuto delle location. In effetti ho individuato quasi tutti gli esterni, ma c’è una cosa che mi ha colpito in particolare e alla quale voglio dedicare questo post, che in realtà era partito con l’idea di scrivere del film (quindi continuate a seguirmi – ci sarà una parte II nei prossimi giorni in cui parlerò del film!!!!)

Incredibile ma vero, la nostra fantastica Deutsch Akademie  appare nel film!!!!!!!!! O meglio, il palazzo che la ospita compare per almeno 3 volte! Trattasi – come noto – della Haus des Lehrers.  La mia curiosità per queste chicche mi ha spinta quindi ad informarmi un po’ per scoprire che il palazzo è stato costruito fra il 1962 e il 1964, in piena DDR quindi, ed è tra l’altro il primo edificio della Alexander Platz post guerra. Ovviamente ciò che colpisce è il murale che lo circonda, e che si estende fra il secondo (quindi proprio sopra le nostre teste mentre facciamo lezione!) e il quinto piano per un’altezza complessiva di 7 metri, e una lunghezza di 125. Una delle più grandi opere d’arte da esterno d’Europa quindi. Autore del pezzo, Walter Womacka, titolo: Unser Leben. Womaka era una sorta di idolo per la DDR, al punto che dopo il crollo del Muro molti dei suoi lavori furono distrutti. Nonostante ciò, egli rimase sempre fedele ai suoi ideali(il Muro per lui era “una barriera di difesa dal fascismo”), definendo il capitalismo “the dictatorship of big money” nella sua autobiografia Farbe Bekennen.

Ad una attenta osservazione – che vi invito a fare all’uscita dal corso questo pomeriggio – si nota che il murale raffigura scene di vita sociale/lavorativa nella Germania socialista (unser Leben appunto). Un medico con un paziente, un operaio che lavora, un ciclista, un pittore quelle che mi tornano in mente adesso.  Gente comune che vive vite comuni e che si rende produttiva all’interno della società, scene delineate con tratti semplici, geometrici e netti, in linea con l’ideale socialista della gente comune. Non per niente la storia dell’arte contemporanea vede in questo artista il più intransigente interprete del «realismo socialista»

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